VolverIl ritorno dei Cappelletti.

Sarà stato un caso ma oggi mentre scartabellavo tra alcune vecchie foto ho trovato questa chicca... a cinque giorni dall'evento del mercoledì della Fiera con i "Cappelletti della Buonanotte" (mercoledì 27 luglio al Parco della Capannina) mi rivedo a mangiarne un bel piatto nella vecchia sala del Dogana.
E mi domando:
Quanta storia c'è dietro a quel piatto?
Quante persone hanno assaggiato quelle piccole delizie?
Quante mani hanno chiuso ed annodato quella pasta?
E' un pò come quando visito un qualche Palazzo antico. Ogni pietra che calpesto mi fa pensare a tutti coloro che l'hanno calpestata prima di me... magari uomini in uniforme, donne con abiti larghi e lunghi e scomodi...
Ecco, a dire la verità penso più che altro alle donne. E mi dico fortunata ad essere nata in un'epoca in cui la moda di avere un vitino da vespa stretto in un busto soffocante è decisamente finita; un'epoca in cui le donne possono essere istruite sui fatti del mondo e non solo imparare a cucire o conversare di futilità; un'epoca in cui le donne non sono merce di scambio o semplici fattrici; un'epoca in cui una Caterina De' Medici (per dirne una), oltre ai Macarons, avrebbe inventato anche 100000 start-up.
Un'epoca (la nostra) che, seppur tanto bistrattata e odiata e terrorizzata, è comunque ancora un'epoca di libertà. 

E lo era sicuramente anche il 1988: quando una bimba poteva entrare in un ristorante, sedere sola, ordinare un piatto di cappelletti alla panna, usare una forchetta come copertura, e poi "magnarsi tutto" con le mani (vedi indice mano destra un pò "pannato"). Più libertà di così...

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